Se dovessi indicare il concetto più solido e significativo che oltre vent’anni di esperienza quotidiana a contatto con i mercati finanziari (e soprattutto con gli investitori non professionisti) mi hanno scolpito nella mente, indicherei quello espresso nella seguente frase.

Il successo negli investimenti finanziari è dovuto almeno all’80% agli aspetti psicologici e solo la restante parte riguarda conoscenze, tecniche, strumenti e tutto quello che volete metterci.

L’importanza della cosiddetta “finanza comportamentale” è un fatto ormai consolidato anche dal punto di vista accademico, ma la mia esperienza sul campo mi ha insegnato che c’è qualcosa di molto, ma molto più profondo.

Il primo passaggio fondamentale per investire in modo soddisfacente, come per ogni cosa realmente importante nella vita, è l’accettazione (1) della realtà esistente.

Praticamente in tutti gli aspetti della vita (affetti, relazioni umane di ogni tipo, lavoro, salute), continuamente, ci creiamo inutili sofferenze perché, profondamente, a livello psicologico, non accettiamo la realtà così com’è e desideriamo cambiare ciò che non è in nostro potere cambiare.

In finanza, ciò che gli investitori non vogliono accettare è il fatto che l’incertezza sia un aspetto ineliminabile del processo di investimento. Quasi tutti ammettono che è impossibile prevedere cosa accadrà nel breve termine, ma poi praticamente tutti provano in qualche modo a farlo e sprecano una quantità enorme di risorse (di tutti i tipi, a cominciare da quelle mentali ed emotive) nel tentare di cogliere il momento “migliore” per entrare o uscire dai mercati in base alle varie notizie che in un certo momento catturano l’attenzione degli operatori finanziari (mentre scrivo, tutta l’attenzione è su come evolverà la guerra in Ucraina).

Persone diverse applicano modi diversi per cercare di “combattere” l’incertezza, ma tutti hanno in comune l’aspetto della “lotta”.

Non accettano la semplice verità: investendo ci si espone inevitabilmente all’incertezza.

Non posso afferrare un lato di un bastone, senza trovarmi in mano anche l’altro lato; così non posso investire senza avere un certo grado di incertezza sull’esito dell’investimento.

Non è un problema che riguarda solo gli investitori non professionisti. I professionisti vivono questa mancata accettazione in modo ancora più radicale. Hanno sviluppato tutta una serie di tecniche assurde per tentare di trasformare l’incertezza (che per sua stessa essenza non è quantificabile) in rischio (cioè statisticamente quantificabile).

Ogni volta che si prova a fare qualcosa di impossibile, quello che sostanzialmente stiamo facendo è sprecare risorse. Purtroppo, “spreco di risorse” è la definizione della finanza attuale più semplice e precisa che mi possa venire in mente. Questo non è dovuto tanto alla finanza in sé, intesa come insieme di strumenti. Concettualmente, la finanza potrebbe essere uno strumento formidabilmente potente per ottimizzare le risorse economiche di una società, ed in parte è anche questo. Come ha sottolineato Bertrand Badré, ex direttore generale della World Bank, nel suo libro “E se la finanza salvasse il mondo?” la finanza è uno strumento che può essere utilizzato incredibilmente male, come accade quasi sempre, ma possiamo anche decidere di utilizzarlo a nostro vantaggio. Tutto dipende da noi.

Come recita un vecchio adagio, il denaro è un pessimo padrone ma è un eccellente servitore. Siamo noi – e solo noi – che gli affidiamo il comando delle nostre vite personali e collettive, invece di usarlo come un potente mezzo al nostro servizio.

Cosa ci impedisce di accogliere l’incertezza?

Un partecipante al Club degli Investitori Adulti mi ha scritto pochi minuti fa una email : “nonostante mi sforzi di ragionare come un investitore adulto, sento ancora di avere degli atteggiamenti da ragazzo e questo, come ti dicevo nella presentazione, mi frena. In particolare mi riferisco all’incertezza dei mercati vissuta come pericolo e non accettata serenamente e cavalcata”.

Questa è sicuramente una frase di un investitore che io definisco “adulto”, perché avere questa consapevolezza è già qualcosa che il 99% degli investitori non possiede. Certamente tutti abbiamo degli aspetti di investitore bambino ed investitore ragazzo, ma pochissimi hanno questa consapevolezza che potrà portarlo in futuro a diventare quello che chiamo un investitore consapevole (su questo tema si può un po’ approfondire con questo articolo: “Le 4 fasi dell’investitore finanziario”.

La frase di questo amico del Club, comunque, fa riflettere su cosa effettivamente impedisca di vivere l’incertezza serenamente, come un’opportunità. Naturalmente ogni caso è diverso e dovrebbe essere analizzato nello specifico, ma in generale possiamo dire – come altre volte ho scritto – che un ruolo chiave lo giocano la paura e l’avidità.

Trasformare la paura e l’avidità è lo snodo fondamentale per accogliere l’incertezza.

Spera nel bene, ma preparati al peggio

Una volta che abbiamo fatto il passaggio sopra descritto, cioè abbiamo accolto (1) l’incertezza, è possibile vivere con la serenità anche fasi più turbolente dei mercati finanziari, come quelle che stiamo vivendo a causa della tragica situazione in Ucraina (naturalmente, con il termine “serenità”, mi riferisco solo agli aspetti finanziari, dal lato della tragedia umana, bisognerebbe affrontare temi che sono molto lontani da quelli che qui trattiamo).

C’è una regola semplicissima che ci permette di seguire serenamente le discese dei mercati ed è quella descritta da un proverbio inglese (“Always hope for the best, but prepare for the worst”) che si può tradurre più o meno così: spera sempre nel meglio, ma preparati al peggio.

Applicato alla finanza, questo concetto significa che bisogna progettare i propri investimenti dedicando la maggior quota possibile, (compatibilmente con le proprie caratteristiche in termini di capacità concreta e tolleranza psicologica di sopportare le oscillazioni dei mercati), in strumenti volti alla crescita, perché sappiamo bene che nel complesso è molto più vantaggioso investire in strumenti incerti, fortemente oscillanti, ma – contemporaneamente – è fondamentale avere sempre una quota del nostro portafoglio in liquidità (o simili) specificatamente riservata a comprare nei momenti di discesa (su questo invito a leggere l’articolo: “Hai troppa liquidità non investita?” che ho scritto verso la fine dell’anno passato). E’ fondamentale non solo avere una quota di liquidità pensata per investire sulle discese, ma bisogna anche avere un progetto preciso che indichi come e quando comprare. Questo progetto va definito prima che i mercati inizino a scendere.

Naturalmente, questo progetto può essere leggermente affinato sul momento in base alla circostanze, ma le regole di fondo devono rimanere quelle.

Il progetto si fonda proprio sull’accettazione dell’incertezza. Sappiamo benissimo che non sarà mai possibile acquistare sui minimi. Proprio perché sappiamo – ed accettiamo – che una parte di questi acquisti saranno fatti durante la discesa continueremo a tenerci una parte di questa liquidità da investire in caso di ulteriori discese. Sappiamo anche che una delle ultime parti di questa liquidità verrà investita anche sulla prima parte delle risalita.

E’ chiaro che in questo modo non coglieremo mai il 100% dell’ipotetico rendimento di chi avrà comprato sui minimi e venduto sui massimi, ma un investitore adulto ha da tempo compreso che questo è semplicemente impossibile. Ci sono solo due categorie di persone che riescono continuativamente a comprare sui minimi e vendere sui massimi: i bugiardi ed i grandissimi bugiardi.

Lo scopo di “prepararsi al peggio” in questo modo non è quello di cogliere la maggior parte del movimento del mercato in quel momento, ma consentirci di detenere, con serenità, la maggior quota di investimenti incerti in portafoglio.

Non c’è nessun bisogno di stressarsi e togliersi il sonno nel vano tentativo di prevedere quanto durerà la discesa e quanto profonda essa sarà. Sappiamo benissimo che possiamo sfruttarla a nostro vantaggio in modo semplice (2).

Il modo assolutamente sbagliato di “prepararsi al peggio” è invece quello di farsi prendere dalla paura e vendere gli strumenti più soggetti alle oscillazioni nel timore che continueranno a crollare. Oppure comprare gli strumenti che si ritiene possano dare qualche protezione nelle fasi di panico dei mercati (come l’oro, le così dette “valute forti”, ecc.).

Questo può apparire un modo per “prepararsi al peggio”, ma in realtà è un tentativo di “correre ai ripari”. Correre ai riparti è esattamente l’opposto di “prepararsi al peggio”, ma è esattamente quello che la maggior parte degli investitori tende spontaneamente a fare.

Se non hai progettato per tempo i tuoi investimenti nel modo opportuno, la cosa migliore che puoi fare sul momento è quella di non fare nulla, inizia però ad imparare da quello che stai vivendo adesso ed a progettare il portafoglio per il futuro.

Ricorda: spera nel bene, ma preparati al peggio.

Se oggi non hai la possibilità di sfruttare le discese perché non ti sei preparato per tempo, accetta il fatto che per l’immediato non hai niente da fare, ma inizia a prepararti per poterlo fare nelle prossime discese.

Note

  1. Nella maggior parte della letteratura che si occupa di questi argomenti si utilizza il termine “accettazione” ma io preferisco utilizzare “accoglienza” perché nel termine “accettazione” colgo una sfumatura di sforzo e di resistenza che invece scompare completamente quando nasce la piena consapevolezza interiore che ciò a cui precedentemente ci si opponeva (non si accettava, non si accoglieva) non solo non era contro di me, ma può essere PER me, per il mio bene se solo muto il mio sguardo verso quella cosa.
  2. Ovviamente il presupposto di tutto questo progetto è quello di investire in strumenti efficienti e ben diversificati, che sicuramente recupereranno una volta che il problema che ha fatto crollare i mercati sarà risolto. Se ci fosse un portafoglio investito in questo momento in obbligazioni russe è chiaro che tutto questo discorso diventerebbe non applicabile.