Sono ormai oltre vent’anni che, per lavoro, seguo i mercati finanziari praticamente tutti i giorni. Non mi ricordo di un anno nel quale ho potuto dire: è tutto nella norma. Quasi tutti gli anni ci sono state ragioni per dire che vi erano fatti eccezionali e ragioni “straordinarie” di incertezza. Sembra quasi che in finanza l’unica cosa “normale” è che vi siano sempre cose straordinarie.

Una frase del grandissimo fisico Niels Bhor costituisce per me un punto di riferimento molto importante: “Ci sono due tipi di verità: le verità semplici, dove gli opposti sono chiaramente assurdi, e le verità profonde, riconoscibili dal fatto che l’opposto è a sua volta una profonda verità.

Applicata in questo contesto, è senza dubbio vero che stiamo vivendo un momento assolutamente eccezionale nei mercati finanziari. Nel prosieguo dell’articolo ne approfondiremo le ragioni.

Al tempo stesso, guardando le cose da una prospettiva più ampia, quello che sta accadendo è il normale comportamento dei mercati finanziari che procedono sempre anche attraverso movimenti “straordinari”.

Il concetto chiave che gli investitori non esperti (insieme a qualcuno che si improvvisa esperto perché investe da quattro o cinque anni e non ha mai visto un vero bear market) in genere non comprendono è cosa muove i prezzi delle attività finanziarie. Il medesimo aspetto meccanico relativo alla negoziazione di strumenti finanziari (cioè i meccanismi di compravendita), moltiplicato per milioni e miliardi di volte, in contesti sempre diversi, determina situazioni che sono al tempo stesso sempre nuove (per certi aspetti) e sempre uguali (sotto altri aspetti). Le onde del mare sono sempre diverse, ma sono anche sostanzialmente sempre uguali.

Cosa muove i prezzi? I valori fondamentali in rapporto con gli aspetti macroeconomici (tassi, inflazione, PIL, ecc.), l’intrecciarsi dei vari tipi di cicli, i trend, le “notizie del momento”, il posizionamento degli operatori rispetto alle proprie aspettative, espresso anche dal sentiment, gli algoritmi di trading automatici, le varie scadenze degli strumenti derivati, i margin call, sono tutti aspetti i quali – intrecciandosi tra loro con modalità sempre nuove – muovono i prezzi delle attività finanziarie in un modo imprevedibile nella sua dinamica specifica, ma leggibilissimo nei suoi aspetti comuni.

Quando parliamo di mercati nel loro complesso (i singoli titoli sono un discorso completamente diverso), cioè di indici, possiamo essere sostanzialmente certi che – fino a quando i mercati finanziari continueranno ad esistere – dopo le discese seguiranno le risalite esattamente come possiamo essere certi che le salite straordinarie sono le premesse per delle discese praticamente certe. Non c’è nessuna prevedibilità nelle modalità di queste salite e discese, cioè non sappiamo i tempi e l’intensità. Ma sappiamo che arriveranno. Basta avere pazienza ed aspettare.

L’eccezionalità del momento

L’aspetto straordinario di questa fase dei mercati finanziari è che praticamente scende ogni cosa: azioni ed obbligazioni. Contemporaneamente. Non c’è posto dove nascondersi. Le materie prime (con i pochi strumenti collegati) sono l’unica cosa che resta in piedi, ma – per ragioni che non è il caso di approfondire in questo articolo – l’investimento in materie prime rimane un aspetto marginale per il complesso degli investitori non professionisti.

La discesa del mercato azionario – nel suo complesso – è consistente, ma ancora nella norma. In questo comparto, bisogna “scavare” dentro gli indici per comprendere l’assoluta eccezionalità del momento. Circa la metà delle azioni incluse nell’indice Nasdaq (il famoso indice USA delle azioni tecnologiche) è sceso di oltre il 50% (cioè ha dimezzato il prezzo) rispetto al prezzo massimo raggiunto negli ultimi 12 mesi. Ci sono svariate aziende sanissime, senza un dollaro di debito, che producono flussi cassa positivi, che hanno fatturati in crescita a doppia cifra, i cui prezzi crollano (anche oltre il 70% dai massimi) magari perché nella trimestrale hanno ridotto leggermente le aspettativa di crescita per il successivo trimestre.

Questo genere di “follie” nel mercato azionario fa parte di quella che potremmo definire, con un ossimoro, ordinaria straordinarietà“.

Ciò che in questa fase possiamo considerare pienamente straordinario è il movimento dei prezzi nel mercato obbligazionario.

Si dice che un’immagine valga più di mille parole. Il seguente grafico mostra (aggiornato ai prezzi di ieri) l’andamento dell’indice Bloomberg Global-Aggregate che raggruppa oltre 28 mila obbligazioni, per un valore di mercato complessivo pari a 61 trilioni di dollari.

Ogni linea rappresenta l’andamento passato di un determinato anno (alcuni anni sono “seghettati” perché i valori dell’indice venivano aggiornati mensilmente). La linea verde rappresenta l’anno migliore in assoluto, cioè il 1995. La linea rossa rappresenta il peggior anno in assoluto (fino ad oggi), il 1999. La linea nera, ancora da completare, rappresenta l’anno in corso.

Ciò che è veramente straordinario, in questa fase, è che ad una correzione abbastanza rilevante dell’azionario non solo si accompagna una discesa dell’obbligazionario (questo è accaduto altre volte in passato), ma che tale discesa sia di proporzioni paragonabili a quella dell’azionario! Questa è effettivamente una situazione che nessuno degli operatori finanziari attualmente in attività hanno mai visto in vita loro.

Che fare?

E’ ovvio che non è possibile dare indicazioni specifiche con un articolo, ogni investitore è diverso dall’altro e dovrà fare cose diverse.

C’è però una considerazione che può valere se non proprio per tutti, almeno per una vasta maggioranza di investitori non professionisti.

Sebbene molti dei lettori avranno portafogli finanziari in qualche modo “sbagliati”, nel senso di pieni di inefficienze (costi e rischi inutili) e forse anche con un profilo di rischio non adeguato, in questa fase la priorità non è cambiare gli strumenti finanziari, ma cambiare la propria testa. E’ necessario, direi prioritario ed anche urgente, in un contesto nel quale per qualche anno potrà essere impegnativo battere anche solo l’inflazione, acquisire una diversa mentalità nel valutare gli investimenti finanziari. In particolare è fondamentale acquisire quello che io amo definire “lo sguardo lungo negli investimenti finanziari”.

Questa fase eccezionale può essere letta sia come sia come l’inizio di una grandissima opportunità che si attendeva da molti anni, sia come una fase estremamente negativa che sta devastando i propri risparmi. La differenza sta tutta nella propria mentalità e la differenza di mentalità cambia radicalmente i piani (quando ci sono) e le decisioni.

L’assenza dello “sguardo lungo” determina l’assenza di piani d’investimento.

Alla fine dell’anno scorso scrissi un articolo dal titolo “Hai troppa liquidità in portafoglio?” nella quale spiegavo che avere liquidità, anche in momenti di alta inflazione, potrebbe essere una grande opportunità, a patto però di avere un piano d’investimento che consentisse di fare acquisti sulle discese.

Il presupposto per avere piani del genere è avere “lo sguardo lungo negli investimenti finanziari”. Chi avesse tratto spunto da quell’articolo, oggi vivrebbe questa prima parte del 2022 non come un problema, ma come una grande opportunità.

Questo non significa, ovviamente, che io prevedessi quello che poi è accaduto. Prevedere i mercati non solo è impossibile, ma non è neppure necessario per conseguire, serenamente, buoni risultati. Cambiare gli strumenti finanziari in portafoglio spesso è necessario, ma non è mai sufficiente. Quando l’investitore cambierà il proprio sguardo rispetto agli investimenti finanziari, con i giusti modi e con i giusti tempi, allora si cambieranno anche i prodotti e gli strumenti finanziari in portafoglio.